Vi racconto del mio film

L’anno scorso sono andata al cinema a vederlo 3 volte, di seguito. Ogni volta desideravo coglierne un aspetto nuovo. E ancora oggi in ognuna delle svariate volte in cui lo rivedo, mi batte il cuore, impazzito. Mi sento dentro un tormento emotivo atomico, una bomba con la miccia accesa ed incapace di esplodere. E’ che guardandolo ho pensato e ripensato alla mia giovinezza e alla mia energia. Mi batte il cuore fortissimo ed è bello perché mi sento piena di vita.

Noi giovani siamo tutti così, o forse no, ma non importa. Non importa se siamo tutti così o se è il privilegio di pochi sentirsi bruciare di gioia e volontà. Sento il mondo adulto così lontano da me; eppure eccolo, dietro l’angolo, il futuro. Quante volte ho sentito ripetere che la giovinezza sfiorisce in fretta, la primavera della vita che nasce e non risorge. Eppure quando lo si è , giovani, non ci si fa tanto caso al tempo che scorre. Non si pensa al domani con le tue chiavi di casa, con le bollette, senza mamma e papà. Non si pensa a quando sarai tu a dirlo, a dire quanto era bello e quante occasioni perse. Ecco è così: i giovani che ardono, come ardo io, nella vita non vorrebbero solo una strada, ne vorrebbero centomila. Le vorrebbero provare tutte come bambini davanti ad una distesa di centomila caramelle. Con la differenza che se da bambini accettavamo l’imposizione di mamma, che ci diceva che ne potevamo assaggiare una, due al massimo, ora da giovani adulti non accettiamo di sentirci dire di non poterle percorrere tutte, che nella vita bisogna scegliere. Ma se io non lo volessi fare? O non lo sapessi fare. Se io non volessi mai sentire in bocca il gusto amaro della delusione, della distruzione di un sogno. Perché è di questo che mi nutro, che ci nutriamo. Di sogni. Pensiamo ad una vita magnifica, scoppiettante e non ci accorgiamo dei problemi o non ne facciamo una questione perché abbiamo una flebo inesauribile di speranza, adrenalina, forza. Non abbiamo il pessimismo dei grandi, il determinismo impositivo che ci obbliga a essere reali e non ideali. A me, a noi, piace così tanto essere ideali. Andare in bicicletta con la musica e cantare, credendo di essere su un palco. Giocare a calcio e credere di stare in serie A. Prendere 30 ad un esame e sentirsi prossimi al Nobel.

Così ho guardato La La Land per tre volte al cinema e svariate volte sul sofà. Mia, Sebastian, i giovani che ardono sono un po’ come voi , sognatori senza meta certa ma sinceramente felici della loro vita disarmante e senza confini. Mia, Sebastian, vi siete incontrati per sostenervi l’un l’altro e sostenete anche noi, Young dreamers. Io, acerba e folle, so di non potercela fare da sola. Ogni sognatore ha bisogno di una spinta, della gioia sincera di qualcuno che gli dica “prova ancora una volta”. Di qualcuno che sappia convincerti che se anche fa sempre più male un giorno potrai dire di averci provato sempre e di non poterti rimproverare nulla. Mia, Sebastian avete dato voce al coraggio, che non se la prende per una sconfitta: grazie per averci detto che non c’è porta chiusa che possa toglierci la passione e la dedizione.

Personalmente, grazie. Perché a 21 anni so di volere tutto nella vita e quindi grazie, ancora, per avermi detto che non sarà possibile averlo; grazie per avermi detto che dovrò scegliere prima o poi e che non sarà facile e che potrà non essere come spero, che potrò avere lasciato più di quanto avrò ottenuto. Ma che sarà come deve essere se ascolterò quel cuore ribelle, entusiasta, adrenalinico che oggi mi palpita così forte dentro al petto.

 

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