Pensieri naufraghi

Ogni volta che sto da qualche parte, penso a quanto mi mancherà. Non c’è attimo che non sia per me nostalgia. Una lieve malinconia mi annebbia la felicità delle cose, sicchè il rumore delle onde che ho davanti sia per me già un ricordo. Ho a cuore la felicità di ieri molto più di quella di domani, e non so dire se questo sia un sentimento giusto, ma è un sentimento razionale: se sono stata felice, la felicità non è stata una speranza, è stata una cosa certa, e io dò spazio alle certezze molto più di quanto non faccia con le speranze.

L’azzurro del mare mi riempie di energia; oziare ai raggi caldi del Sole, non rendere conto del tempo. Non posso donare sguardi veloci all’orizzonte, devo farlo mio, interiorizzarlo. A volte ispeziono la mia memoria, per vedere se ricordo ancora tutto, il frusciare dell’acqua, il vento gelido sulle guance. Non è il mio elemento: in mare ho quasi sempre la nausea, perchè il suo ondeggiare non è per me una culla, per me a cui piace poggiare sulle cose solide e stabili. Quando sei in barca l’orizzonte si sposta fuori dal tuo controllo e in poco tempo sono costretta a chiudere gli occhi e dirmi “è come essere su un dondolo”. La cosa che preferisco delle gite in barca è, solitamente, vedere il porto. Quando questa estate ho scoperto che a Tavolara abita un solo cittadino, ho chiesto al capitano della barca su cui mi ero avventurata di lasciarmi lì sotto il mio pieno consenso: dopotutto, Tavolara avrebbe avuto bisogno di nuovi cittadini! Per farmi risalire mi ha detto che su Tavolara soffia la Tramontana, che porta a riva le meduse del Mediterraneo e fa freddo, e non c’è la corrente. Nessuna di queste informazioni mi aveva distolta realmente dalla volontà di rimanere su quello scoglio antipatico, dall’acqua zaffiro. C’era un silenzio pieno di rumore laggiù. Ero sicura di poter passare molte stagioni a raccogliere sassi e conchiglie curva sulla spiaggia. Ho visto uno dei tramonti più belli su una barca tra la Corsica e la Sardegna: di quando il mare diventa viola e il cielo arancio. Ed è sera tardi e il mare scuro mi fa un po’ paura e allora mi guardo intorno per assicurarmi che il porto di Olbia si veda ancora lampeggiare laggiù.

Il mio naufragare è un vedere terra in mezzo al mare.

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