Consigli dal cuore: svegliamoci

Scrivere di questo è molto difficile per me. Un po’ perché sono al mare, in spiaggia, digito sullo schermo nero del telefono con i miei polpastrelli sudati. Questa, in realtà, è una lettera di richiesta d’aiuto che scrivo a tutti voi. Fino a poco tempo fa ero troppo distratta, o troppo menefreghista, per interessarmi al tema ambientale, anche solo lontanamente e forse lo eravate anche voi. Ma ogni mattina ora, mentre faccio colazione, leggo siti internazionali, scientifici, a portata di tutti, che riportano notizie inquietanti e inevitabilmente coinvolgenti su foreste che bruciano, uragani che si abbattono in città europee, gas tossici o inquinanti ad alte concentrazioni nell’aria. E, mi sembra, siano notizie devastanti ma universali, che non riguardino una nazione ma l’umanità tutta. Chi si può sentire escluso dal concetto di umanità? Perché è di questo che si tratta: il concetto del nessuno escluso. Non dobbiamo accettare questa disastrosa situazione nella convinzione, talvolta rasserenante, che non spetti a noi intervenire, che sia solo compito delle classi politiche, che peraltro se ne fottono visibilmente sviando l’attenzione pubblica su piccanti questioni di secondo rilievo, e delle multinazionali. A tutti gli imprenditori chiederei di mettersi una mano sul cuore e di reinventare i processi produttivi, le fonti di guadagno, all’insegna di un’ immediata svolta che, a parer mio, saremmo in grado di fare, se lo volessimo. Alle classi politiche spetta convogliare qui l’attenzione pubblica, di tutelare gli interessi di noi giovani, primi fra tutti i diritti , fra cui compare una vita decentemente condotta. È necessario rivedere tutto, ma veramente tutto, unire le forze, lavorare. Che non è il momento di mangiare i soldi perché quelli non salvano nessuno, sono carta che brucia insieme al resto del mondo. E tutti noi dobbiamo metterci in testa di modificare totalmente le nostre vite, di parlarne; la metà di noi ha livelli di conoscenza abbastanza approfonditi per ricostruire un mondo green in un battito. Ma bisogna pretendere che sia così, sviare verso quella direzione, anche se tutto sommato ancora non si sono notati gli effetti devastanti derivati dal climate change sulla propria pelle. Bisogna prevedere, prevenire, agire, parlarne, scambiare idee. Questo è primario. E dovrebbe popolare i social, al posto delle foto in costume, delle macchine nuove, delle barzellette stupide.

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