Non ho paura della noia. Sto bene sola con le mie fantasticherie. In un certo senso, però, questi istanti di obbligata inerzia mi hanno reso, all’inizio, insofferente. E’ come se mi annoiassi non essendo stata io a decidere di annoiarmi. Siamo tutti sotto protocollo precauzionale per scongiurare un’epidemia imprevedibile e sono molto d’accordo con tutto. Lezioni rimandate all’Università. Esami finiti. Poi però già fremente mi sono stesa sul letto e ho visto sul comodino libri abbandonati con etti di polvere dentro. Ho riaperto e finito il Grande Gatsby, di Scott Fitzgerald, un capolavoro del ‘900 che ti travolge nei suoi tortuosi pellegrinaggi del pensiero, nelle sue logiche ebbre e irrazionali, che pullulano di tutta la sciatteria umana; ho rivisto il suo film, “The Great Gatsby” regia di Baz Luhrmann, coinvolgente nella sua atmosfera futuristica di velocità e incenerito progresso. Ho fatto un viaggio in Giappone di ventiquattro ore con Mikage Sakurai, la protagonista di Kitchen di Banana Yoshimoto e ho provato a cucinare ramen; l’esito è stato una tagliatella in brodo, raccapricciante. Ho guardato Beautiful Boy e ho dovuto metterlo in pausa due volte, provata dalla sinusoide di emozioni che evocava. Timothée Chalamet e Steve Carell esemplari. Ho letto tre romanzi della serie “L’Allieva” di Alessia Gazzola, rasserenanti. In qualche mezz’ora ho aperto giornali internazionali per sapere come va il mondo, senza volontà alcuna di comprensione.
Prosciugata dalla frenesia quotidiana avevo dimenticato quante vite si potessero vivere in pochi attimi leggendo libri, guardando film. Avevo dimenticato quanto possa fruttare fermarsi un istante a contemplare un universo di elementi che forse mai incontreremo propriamente sulla nostra strada e di cui ,eppure, è così proficuo inzupparsi come fossimo spugne. La necessità di fermarci per contenere una propagazione epidemica può essere motivo di scatenare una nuova epidemia, culturale, che ci contagi tutti e ci renda più vivi , più colti, più interessanti. All’hashtag #nonfermiamoci ribatterei con un non impigriamoci.
