Green Book. Un viaggio. C’è così tanto in due ore di pellicola che vorrei fermarmi qui e dirvi: guardatelo. In tutta l’ironia essenziale e rozza di Tony Vallelonga sta racchiusa l’immensa modernità di avere scelto, nei primi anni ’60, subito per soldi e poi per amicizia e ammirazione, di accompagnare in tour nel sud degli Stati Uniti un pianista di colore, Don Shirley. È stata, per entrambi, una sfida culturale ed etica, che hanno affrontato a bordo di una Cadillac Sedan DeVille verde acqua, dove hanno discusso di Chopin e mangiato pollo fritto con le mani. E poi ci sono la fama e la solitudine, la famiglia e il Bronx, la volontà di essere accettati come persone (e non solo per la propria arte); la volontà di essere chiamati, senza compromessi di americanizzazione, con quel lungo cognome italiano difficile da pronunciare. E tanti vaffanGulo!
Tony: I don’t make the rules down here.
Shirley: No? Then who does?
Tony Lip: You’re saying just ‘cause I’m white and they’re white? You know, that’s a very prejudiced thing you just said there. A very prejudiced thing. I got more in common with the Hymies at 2nd Avenue Deli than I do with these hillbilly pricks down here.
Youth. Alla prima scena, nella mia mente, sono comparsi Hans Castorp e il sanatorio della Montagna Incantata (capolavoro di Thomas Mann). In quella conca di benessere fra le Alpi, il sipario (tento di evocare così tutta la teatralità di Sorrentino) si apre su due anziani artisti; sembrano conversare del passato. Un passato che, però, rivedono incresparsi nella pelle giovane della nuova generazione ugualmente dilaniata dalla complessità della vita che non si fa scrupoli d’età. È un film di incontri, rimorsi, rivelazioni. Che non sia, alla fine, la giovinezza un falso mito? Quella da cui ci si aspetta tanto e di cui poi si rimpiange tutto.
Mick Boyle: Do you see that mountain over there?
Screenwriter: Yes. It looks very close.
Mick Boyle: Exactly. This is what you see when you’re young. Everything seems really close. And that’s the future. And now. And that’s what you see when you’re old. Everything seems really far away. That’s the past.
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