In direzione ostinata e contraria

Dopo l’era dell’alfabetizzazione di massa ci fu l’era dei social media e, inimmaginabile evoluzione darwiniana, gli uomini non persero la parola ma la pazienza di leggere e di comprendere quello che si è letto.  In profonda onestà con noi stessi dobbiamo ammettere che sentirci raccontare delle storie è molto più semplice che dare suono a un mucchio di sillabe su un pezzo di carta, un onere francamente dispendioso per tutti. Andrebbe anche bene così, se non fosse che abbiamo un’irrazionale propensione a beneficiare di uno storytelling molto spesso privo di alcuna consistenza ma, tutto sommato, consolante. Infatti, ci perdoniamo così la nostra pigra ignoranza. Non si tratta di incapacità, dal momento che saremmo tutti perfettamente abili di rinvigorire le nostre sinapsi fino a diventare più propositivi e presenti cittadini del mondo. Ma non ne abbiamo voglia. Invece io vorrei (davvero sono così fortunata da avere conservato qualche lettore fino a questo punto? Sarebbe un grande successo per me) che diventassimo un po’ tutti come.. come un mio professore descrisse i suoi allievi: salmoni che risalgono la corrente. Vorrei che io, voi, andassimo un po’ controtendenza e arricchissimo questo sharing. Voi ci state? In direzione ostinata e contraria.

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