Randoming davanti a un cappuccino

Non scrivere per così tanto tempo mi fa sentire molto vuota. Sono multitasking, questo è comprovato dalla moltitudine di diversità a cui mi dedico, ma anche molto cocciuta e perfezionista. Quando sono impegnata in qualcosa, sono un treno ad alta velocità che vede davanti a sè un unico binario e nulla può distogliermi. Tutto questo archiettetoso discorso per dire che sono impegnata con gli esami Universitari e quando finisco di studiare crollo in un sonno profondo. E fine. A chi dice di essersi divertito molto durante la sua giovinezza io rispondo che , forse errore mio, io ho più che altro lavorato tanto. E poi a volte me ne pento, mi dico ma quanto tempo che potresti passare con gli amici invece di startene per i tuoi , pensare alle tue cose, portare avanti i tuoi lavori. Dopo anni a combattere contro me stessa per cercare l’origine di questa presunta asocialità e disinteresse per la superflua mondanità , ho capito che accettarsi è sempre la chiave. Forse non mi è mai interessato più di tanto divertirmi. O forse, cosa ancora più probabile , evado dalla concezione che si ha comunemente del divertimento. Quella concezione con cui le persone si dividono in sommersi e salvati, noiosi e frizzanti, secchioni e da aperitivo. Per quanto ostinatamente abbia provato ad adattarmi a certi ambienti sociali, a certe, come dire, consuetudini post adolescenziali, condividere un po’ più di esperienze con gli altri, la maggior parte delle volte è stato un totale disastro e mi sono sentita più outsider che mai. Sapete una cosa? A quasi 23 anni capisco che è giusto che sia così. Che non si può stare dovunque se no , allora si, si sarebbe davvero vuoti. La nostra pienezza ci fa sentire di troppo in luoghi che ci stanno troppo stretti e anche se ci sembra un male , non lo è.

Queste riflessioni nascono alla mattina e, conoscendomi, le avrò concepite stanotte mentre sbavezzavo a bocca socchiusa in uno dei miei pesantissimi sonni.

Buona domenica, (gara di Formula 1!!! )

EA xx

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