Referendum in pillole – by Gio


Il 20 e 21 settembre saremo tutti chiamati alle urne per votare, con un sì o un no, inerentemente alla modifica degli articoli 56, 57, 59 della Costituzione, che comporterebbe una riduzione del numero dei deputati(da 630 a 400) e dei senatori(da 315 a 200).
Perché?
Ogni Legge costituzionale (ossia una legge che, entro certi limiti, può modificare o integrare la Costituzione) per essere adottata necessita del voto favorevole di ¾ dei membri del Parlamento e del Senato. Nel caso di specie, la Legge costituzionale sul taglio dei parlamentari è stata approvata in ultima lettura dalla camera, mentre in Senato è mancata la necessaria maggioranza, sicchè settantuno senatori hanno legittimamente richiesto ed ottenuto l’indizione del referendum. Referendum, si badi bene, che essendo confermativo ( e non abrogativo) prescinde dal quorum di partecipanti per essere valido: questo vuol dire che se anche votassero meno del 50% degli italiani, si procederebbe comunque al conteggio dei voti validamente espressi. Per questo motivo tutti noi siamo chiamati a votare, affinchè la scelta circa la modifica della nostra Costituzione non demandata ad altri. E’ un dovere civico.
Come?

  • I sostenitori del sì espongono una serie di ragioni che vanno dalla riduzione dei costi della politica alla considerazione che un parlamento più snello sarà, da un lato, più funzionale ed efficiente, dall’altro, consentirebbe all’elettorato di esercitare un più agevole controllo e, di conseguenza, di formulare un giudizio più ponderato circa l’operato dei parlamentari.
    I sostenitori del sì ritengono che l’approvazione di questa modifica costituzionale aprirebbe le porte ad una stagione di riforme, già a partire dalla legge elettorale.
  • I sostenitori del no, invece, sottolineano come il taglio dei seggi comporterebbe un accrescimento della distanza tra la popolazione e i suoi rappresentanti, ravvisando un pericolo per la democrazia riguardo alla rappresentanza territoriale, dal momento che sarebbe ridotto il numero di senatori eleggibili nelle regioni: alcune di esse, come l’Umbria e la Basilicata, subirebbero un taglio del 57% per cento dei seggi. Un minor numero di deputati e senatori significa maggior potere ai leader dei partiti e minore possibilità di confronto(e quindi di dissenso) dentro i gruppi parlamentari che saranno più piccoli.
    Inoltre, i sostenitori del no argomentano che un mero taglio del numero dei parlamentari, non accompagnato dalla modifica dei regolamenti parlamentari, non potrà non produrre una paralizzazione dell’attività parlamentare.
    I sostenitori del no tacciano questa proposta di legge come demagogica e populista. Infatti, le stime circa il risparmio di cui beneficerebbero le casse della Pubblica Amministrazione parlano dello 0,007% (per rendere l’idea: pari ad un euro all’anno per ogni italiano). 

Ora, crediamo veramente che il problema dell’inefficienza del nostro parlamento dipenda da QUANTI rappresentanti conta e non da QUALI, riducendo il tutto ad una mera questione di costi?
Se vogliamo parlare di spending review, si potrebbe cominciare dal taglio degli stipendi dei nostri parlamentari, in modo da ottenere due al prezzo di uno: eviti di intervenire sulla Costituzione e riduci la spesa pubblica, mentre per come la riforma è impostata, la casta diventa ancora più casta. 

Giorgia Lucchi

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