Queste parole finiranno pubblicate e probabilmente non le revisionerò nemmeno. Visti i tempi, la vedo un po’ come la chiacchierata che tanto mi manca. Quelle un po’ di spessore. Certo, una chiacchierata unilaterale con uno schermo che concorderà con me ad ogni sillaba e che dunque non sarà molto produttiva. Ma è meglio che lasciare il mio cervello rassegnare le dimissioni su qualche social con alto potenziale di dipendenza.
Qualche sera fa ripensavo a come siamo stati additati come la Generazione Z. E a me non piace per nulla. La Z mi ricorda Zeno Cosini, un personaggio inetto e fobico, eternamente perso nelle sue costernazioni. E’ anche l’ultima lettera dell’alfabeto, ma non ha un sentore di conclusivo e completo, quanto di rassegnato fondo di un elenco. Sento la pesantezza di una generazione di spacciati, anzi di spiaccicati, attorno a un telefono, di sdraiati in un universo strano e apatico. Me ne chiamo fuori. Anche perchè per quanto possa essere entusiasmante (?) crogiolarsi per un po’ in un mondo fittizio e virtuale, dopo un po’ questa attività ha rotto le ovaie. Coglierei invece questa lugubre globalità per appellarci come la generazione della rinascita (quindi perchè no, la generazione A) ancora prima di aver ben programmato questa fantomatica rinascita. Perchè che la materia non si crei nè si distrugga, ma si trasformi , bè questa è una legge fisica. Per traslazione diretta ne si deduce che quella che viene paventata come morte sociale (un po’ per la pandemia, un po’ per il generale annebbiamento di coscienze degli ultimi tempi) non sia affatto una morte quanto un evento di trasformazione più fluido, che ne so, tipo una fusione. Ecco, generazione A, siamo in un crogiolo e ci stiamo fondendo per plasmarci di nuovo. E’ vero che non posso essere la sola a decidere dove portare il mondo e poi, francamente, non è la decisione di un singolo che può farlo. E’ un movimento complessivo, anche se non direzionato. Impariamo a camminare: non possiamo certo essere paralitiche presenze di questa esistenza. Sia chiaro: ognuno nella sua direzione. Ho lungamente bramato un futuro nella giustizia quando ero più punzella, ma non ho la determinazione adatta, nè la resistenza mentale. Chi ha queste caratteristiche si faccia avanti. A fare un sacco di soldi facendo i notai voi ci guadagnate qualche vacanza di lusso ma il mondo molto poco. Ai fisici, matematici, ingegneri: guardate in che razza di schifezza siamo finiti, in un pianeta schifosamente lercio. L’ambiente è la vostra priorità tecnologica. Agli oratori, agli insegnanti, a chi ne ha la vocazione, tocca uno scoglio tagliente, forse il più difficile, fare conoscere tutto il possibile e l’immaginabile a chi cresce per essere consapevoli cittadini del mondo e volenterosi artefici del proprio futuro. L’elenco è lungo, i posti sulla scacchiera infiniti, le combinazioni altrettanto. Ognuno trovi il suo. Quello che volevo dire a me, e a voi, è che tocca a noi etichettarci e se dovessi darmi un nome sceglierei sempre il più avanguardista. Generazione AZ. Quella che contiene tutto l’alfabeto.
xx E
