Care coccinelle, care leonesse, care anatre, care scrofe, care libellule, care tutte le cose femmine di questo pianeta, cara Terra che sembri donna anche tu, come sono io, già, ma poco m’importa; non so se questo mio pensiero sia collocabile in una corrente, non me ne intendo, non mi piacciono le definizioni, nemmeno quelle che arginano la fluidità. Penso solo che essere donna certo non sta davanti al mio essere persona, un’anima che non starebbe nel mondo in modo molto diverso se fosse nata in un’altra specie o in un altro sesso. Mi piace poter pensare che al di là dei condizionamenti ci sia uno spiraglio per plasmarsi nelle propria identità ex novo ogni volta che si nasce. Che non ci siano cose adatte o non adatte, modi di comportarsi e porsi. Che si valga quel che si vale, giudicati dalla fortuna e dal karma, giudici ciechi delle nostre esistenze. Sono fermamente convinta che le settorializzazioni abbiano sempre e solo portato a conflitti, a giudicarci diversi gli uni dagli altri, come se un uomo dagli occhi celesti vedesse diversamente da uno che li ha neri. Come se l’operosità di un’ape dovesse compensare l’inadeguatezza di un fuco perché è così che comanda l’istinto. Sono solo una stupida privilegiata che si può permettere di dire tutto ciò per quanto libera è nata. Nonna, grazie a te e tutte le altre che tra un tortellino e l’altro avete aperto le porte dell’emancipazione senza sapere leggere. Per la vostra avanguardia e intelligenza suprema. Io oggi quelle porte voglio scardinarle, sfasciarle, ridurle in trucioli. Non voglio essere niente se non un’esistenza senza un posto assegnato d’ufficio. Un’onda che si moltiplica in molte forme, figlia di un mare indifferente alla sua femminilità.
Care onde
Pubblicato da Briciole
Alla fine uno si sente incompleto ed è soltanto giovane. Creative mind, caotic soul. I'm trying to put myself into words here. Agosto '97. Vedi tutti gli articoli di Briciole
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