Rosso Ferrari pt.2

Nata e cresciuta a Modena, con una parte della famiglia originaria di Maranello negli anni di Enzo Ferrari, sono una passiva fruitrice di gare automobilistiche, dove- fatto salvo per una passione personale per Lewis Hamilton- tifo serenamente le macchine di colore rosso. Non ne capisco niente di gomme, strategie etc, e voi direte: allora che ti guardi le gare a fà? Per gusto. Alla fine, come in ogni gara, si guarda chi vince e chi no. Quando ero piccolina, la domenica andavo a pranzo da nonna, ma alle due correva Schumacher quindi il pranzo era veloce e il dopopranzo silenzioso e teso. Le gare di Formula 1 mi ricordano proprio l’odore della sua casa e del ragù. Domenica scorsa guardavo la gara da un televisore appeso nell’angolo del soffitto di uno stabilimento balneare. Avevo davanti un piatto di spaghetti allo scoglio, arrivati molto tardi al tavolo, verso le due appunto. A casa di nonna non sarebbe mai successo. Con un occhio vigile al televisore, cercavo di ascoltare la telecronaca mentre aprivo le cozze. Ma c’era un così grande frastuono. Poi a un certo punto inquadrano la Ferrari in testa circondata da fumo nero. Il telecronista aveva alzato il tono di voce nello sconforto e quindi sentivo distintamente ripetere “problemi, problemi, problemi”. Nella sala, tutti i visi ch’erano rivolti allo schermo, si girano verso il vicino, borbottano e infine si disinteressano dello schermo e tornano a concentrarsi sul cibo. La Ferrari era fuori e non interessava più a nessuno chi vinceva la gara a quel punto. Leclerc torna ai box; dietro alla pacatezza che è obbligato a tenere, c’è un carattere fumante, ed è giusto che ci sia- mi sono immaginata lo sforzo disumano che ha dovuto fare per stemperare quanto meno le sue fiamme. Questa è la mia impressione. Anche perchè è vero che è un gioco di squadra, ma non è come il calcio: gli altri giocatori non li vedi mai e se non ti vuoi ricordare che ci sono, si finisce per ricondurre tutto alle due figure più esposte, fra cui appunto il pilota. Poi ti accorgi che l’imprevedibilità degli eventi è tale per cui è impossibile essere certi: di una vittoria, di un sorpasso, nemmeno di una sconfitta. Per quanto la matematica ti dia previsioni perfette di una performance, poi il caso le ricorda l’impalpabilità della statistica. In uno dei romanzi su Ferrari che ho letto, Enzo dice a uno dei suoi piloti – se non sbaglio Villeneuve- “c’è un campione nuovo ogni Domenica”. E non voleva dirgli: vedi di vincere sempre. Gli voleva dire: la vittoria, come la sconfitta, non sono mai definitive né mai certe. Una sola cosa è certa: è impossibile vincere sempre, è impossibile perdere sempre.

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