Tra colli e schiacciate

Inutile dirvi che se si potesse viaggiare nel tempo, sarei la prima nella fila controllo passaporti. Non solo sono affascinata dalle cose vecchie e vissute, ma lo sarei altrettanto delle storie che potrebbero raccontare se non fossero ferme nella loro materialità. In assenza di quelle, mi accontento dei guazzabugli di emozioni che mi evocano ogni volta. Saltarellare qui e là fra borghi e ville è una delle mie attività preferite, annesso al fatto che in ogni posto che visito visivamente aggiungo una visita gastronomica (questo forse perchè sono italiana e di buona forchetta). In più, se si tratta di un locus silenzioso e fresco, impazzisco di gioia. Il centro Italia merita sempre una menzione d’onore e non solo perchè sono mezza marchigiana e quei paesaggi bruni e collinari sono parte del mio DNA, ma perchè è il giusto equilibrio di emisferi e correnti. Non c’è il caldo torrido tendente alla desertificazione del Sud, né l’asfissiante afa umida e zanzarosa che caratterizza il Nord. C’è turismo sì, ma accompagnato ad una buona dose di grettezza che rende questi posti ancora acerbi e disinteressati.

Sfuggendo all’agghiacciante calura padana, mi sono ritrovata in una villa quattrocentesca sulle colline Aretine. Dentro la mia stanza, ricavata in una degli edifici più antichi annessi alla Villa, c’era il freddo di un muro di mattoni e sabbia spesso due metri, l’odore piacevole di terra e legno. Un relais imperfetto. A terra c’erano foglie, l’erbetta cresceva qua e là sulle mattonelle, c’era un dolce cagnolino a pelo lungo che risaliva dal vigneto pieno di foglie che gli si erano incastrate fra i riccioli. C’era anche una piccola cappella, con su una scritta latina – di cui vi dò la traduzione per evitare vergognosi errori di traslitterazione in cui potrei incappare- “Ognuno è fabbro della sua vita”. Anche la mia cara tenuta nelle Marche ha una chiesetta privata, ora è diroccata ma nutro il sogno di rimetterla a posto un giorno, se riuscirò, se arriveranno tempi economicamente più prosperi. Dietro al boschetto c’era una vasca verdiccia in cui abbiamo fatto un tuffo mentre scendeva qualche goccia di pioggia e il clima mite cominciava a diventare fresco.

Ad Anghiari abbiamo cenato in una stretta via della città vecchia con un buon bicchiere di Chianti. Io sono giovane, ma davvero poco mondana, sicché le dieci di sera e un bicchiere di vino sono foraggio per la mia stanchezza. Fotografando con gli occhi tutti i vicoli, gli archi, le lanterne, le stranezze, scendevo dalle ripide viette davvero chiedendomi come dovessero essere, che ne so, nel Medioevo. Ma se avessimo fotografie di tutto, a poco servirebbe l’immaginazione.

Inutile sottolinearlo: regina di tutto il weekend è stata sua maestà la schiacciata.

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