Scrivere è un’incombenza molto più dispendiosa del solo “pensare di scrivere” e impegnarsi in un “social” di parole è quasi una mission impossible. Nel senso che, tante volte, quando nella routine della mia vita incappo in qualche pensiero interessante, e mi dico che questo vale proprio la pena di scriverlo, anzi, di scriverlo e poi di condividerlo, finisco per dimenticarmene. Ammetto che ho una certa rapidità di generazione e demolizione dei pensieri, sicchè difficilmente dò loro il tempo di divenire più concreti di una piccola scossa elettrica, ma d’altra parte, a essere molto più schietti, i ritmi della vita tendono a incasellarti in una sequenza precisa di azioni che ti inglobano, ti incasellano e ti risucchiano la maggior parte del tempo e ti disintegrano i pensieri prima che assumano la forma scritta. Non dico male di questa “routine” perchè ti spinge alla concretezza, che ti rende un essere produttivo. E ben inteso: io sono una persona di estrema produttività, perchè, in assenza di quella, anche il mio pensiero si incrina e marcisce, finisce per perire, per non essere nemmeno generato. E’ il bilancio delle cose che viene a mancare: fra le svariate giravolte della “produttività”, finisci per delegare quello che ti piace fare a un non meglio precisato “altro momento”, per poi pensare che infondo sei cresciuta, che certe cose non sono più coerenti con la tua età, con i tuoi inderogabili impegni, e che devi semplicemente lasciare perdere. Incredibilmente, il pensiero del “lasciare perdere” si solidifica in maniera nemmeno comparabile alla labilità di tutti gli altri, specialmente di tutti i pensieri proattivi. Non chiedetemi se questa è scienza del divenire, se sono le convenzioni societarie a porre dei vincoli anche ai pensieri (per cui alcuni sogni è giusto farli, altri non farli più. Per cui c’è un’età per tutte le cose) o, se molto banalmente, è un nulla- molti leggendomi qui direbbero che “parlo di nulla”. Di certo, per ogni volta che lasci perdere, si sente un pezzettino andare via – e io non mi sono mai sentita convinta di poter convivere bene con gli abbandoni lenti e progressivi, specie dell’orto delle mie cose, dove ho sempre, ciclicamente piantato parole.
Vorrei dire a miei pensieri che mi prendo cura di loro, anche se a volte sono troppi, invadenti e pignoli. E di non prendersela se qualcuno lo metto in disparte, perchè tanto accumulo serialmente oggetti, di certo non li sottrarrò a una sorte simile. Resteremo insieme per sempre che a loro piaccia o no- e che a me piaccia o no. E ancora – cari pensieri, non prendetevela se metterò su questo “foglio” bianco soltanto alcuni di voi: non vi uccido nè vi consacro, perchè siete un fluido e vi faccio cambiare un po’ ogni giorno. Così c’è sempre spazio per tutto e per tutti.
Così è sempre un giorno buono.
Xx
E
