Nel gate di attesa si sente solo un brulicare acceso di voci. Vuoi un cappuccino?, ma un cappuccino o un caffè, è una situazione inaccettabile, abbiamo perso il volo, il nostro volo è in ritardo, facciamo colazione?, non c’è posto, un pasta come? vegana ch’è più leggera, mi appoggio da qualche parte, mi appoggio qui per terra. L’apocalisse di viaggiatori raggruppati per destinazione. Ci sono quelli festanti – di un’allegria disinibita da alcolici – con ghirlande riciclate al collo e cappellini di paglia, diretti verso un famoso festival bavarese che ha come primo obbiettivo scolarsi molte pinte di birra. Poi ci sono le mete spagnole e qualche addio al celibato. E poi più in là c’è la meta dei primi innamorati, Parigi. Al gate cinque si parte per Atene e lì il mio biglietto mi porta. Quando ti avvicini alle coste Greche, vedi una gran distesa di mare blu e la luce del sole cambia colore. Dal finestrino dell’areo si vedono quelle coste frastagliate che piangono sul mare di un pianto caldo, rassicurante, eterno. Non è difficile immaginare perchè un uomo possa decidere di vivere qua la sua vita – e di lasciare la terra ai suoi figli, poi ai figli dei figli, fino a consegnarla nelle mani di un qualcosa che ci sembra molto più grande di noi- sui libri di storia la chiamano civiltà- che in fondo è fatta solo di uomini e delle loro scelte.
I taxisti guidano come pazzi e quasi nessuno porta il casco in moto. E’ una terra di scarsi pericoli. Accanto a un palazzo perfettamente curato – i più curati hanno uno stile vagamente liberty – ce n’è uno con i vetri rotti e un catenaccio per tenere chiusa la porta che ha la serratura scassata ma nel camminare quasi non te ne accorgi perchè tutto qui sembra in pace con la sua esistenza. E’ la prima volta in vita mia in cui ho pensato che le cose belle non sono sempre perfette. Pranzi con pochi euro e ti giri a vedere l’acropoli. Al liceo una professoressa molto brava e appassionata ci ha raccontato svariate volte di quella vita vera che si leggeva fra le righe di chi là ci aveva vissuto – quelle storie di vita umana che ci fanno dire, davvero questo è già successo? Sembra così moderno! nella ciclicità del pensiero e della comunione dei sentimenti che ci rendono comuni, umani.
Colossali colonne ti fanno sentire minuscola. E’ spoglio, forse le opere più belle le trovi segregate in qualche museo in giro per il mondo. Eppure, quella signora altezzosa (l’acropoli) è resiliente ai saccheggi e al tempo , certa che nulla possa alla fine toglierle ciò che gli dei hanno voluto per lei in origine – ossia che la si vedesse dal mare e che lei potesse sempre guardare il mare, come una ricca signora che non ama essere disturbata.
Forse le flotte di turisti a caccia del selfie perfetto un po’ oggi la infastidiscono. Nessuno le ha pagato i diritti di immagine per fare da sfondo a un primo piano. E’ come una vecchia nonna che si rassegna ai tempi che cambiano, che accetta compromessi per non perdere vigore. L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento – sbaglio?
Anche da terra la si vede ovunque. Oggi è illuminata, così, se la osservi dal quarto piano di un palazzo distante, ti sembra di essere lì solo per lei. Da lassù, immaginavo che un tempo dovesse essere illuminata da qualche centinaio di bracieri faticosamente rinvigoriti tutta la notte dagli schiavi della prima società democratica della storia.
Se passeggi tra le strade di Atene ti senti guardata da occhi grandi e mai indiscreti, quelli di Atena Glaucopis, gli stessi che da ragazzina disegnavo sulle pagine del dizionario nonostante mi fossi ripromessa di tenerlo pulito e ordinato. Per poi scoprire che non c’è nulla di ordinato, nemmeno fra queste vie sgangherate, nemmeno in un piatto di polpette fritte e salsa tzatziki, nemmeno i gatti che girovagano fra una ciotola di cibo e l’altra, nemmeno quella musica allegra e sensuale che suonano per i turisti, nemmeno in un tramonto che si chiude in un inchino del sole, in un grande applauso della platea, in un sipario elegante, in un istante di luce e poi il buio.
