Ascoltavo “Cara” di Dalla mentre lavavo i denti. Ascoltavo “ho scritto una canzone per ogni pentimento”. E ho pensato a come le parole siano sempre stato rifugio di immaginazione, e di mancanza. Le due cose sono collegate, ma non reciprocamente necessarie: immagino sempre ciò che non ho vissuto – a volte , è vero, per mancanza, ma tante altre, per sola pura curiosità. Le parole mi hanno concesso di ironizzare sui Pentimenti. E l’ironia è un’arma subdola, perchè sa di espiazione e di consolazione; ti offre l’accattivante possibilità di camuffare la realtà, renderla goffa e simpatica, di fartela piacere, anche quando non ti piace affatto. Le parole ti offrono un via libera: quando vedo il foglio davanti a me imbrattato di lettere, è come se mi dicessi “ecco è fatta”. Adesso pensaci tu (foglio) a fare i conti con questo guazzabuglio di cose e Sentimenti. Io me ne sono liberata. Tuttavia, la sincera verità è che il foglio ti guarda inerme come a dirti: “guarda che io non ti posso dare indietro niente. Il sentimento che mi affidi rimarrà su di me senza colore. Non si trasformerà. Non si rianimerà. Mi si incollerà sopra come un’etichetta. Ma io rimarrò sempre un pezzo di carta e tu rimarrai sempre tu. E se anche mi scrivessi sopra ciò che mai è stato – se anche mi cucissi addosso una storia di quelle romantiche che piacciono a te – l’immaginazione di cui pretendi di colorarmi, si scolora a ogni tuo punto, muore ogni volta che dimentichi di rileggermi”.
Così, a pensarci bene, mi domando se esista davvero un posto a cui affidare i non detti, i non vissuti, gli sbagli, i successi; insomma ci sono davvero cose che possono accompagnarci e abbandonarci allo stesso tempo?
