Hai voglia di una fetta di Sacher?

A Vienna si sente profumo di cioccolato e meringhe fino sopra le nuvole. Anche la città sembra una grossa meringa: i palazzi vagamente parigini che affacciano sulle vie del centro hanno toni chiari e avvolgenti. Bianchi, perfetti. Se ti trovi sul terrazzo nel tetto di un edificio, puoi vedere la stanza illuminata di chi ti abita di fronte. Mentre cenavamo assistendo al tramonto, dalla nostra prospettiva si vedeva la facciata tutta vetri di un appartamento davanti a noi: sulla parete opposta c’era una folta libreria, disordinata ma non trascurata, bohémien. Io amo vivere ai confini marginali del caos cittadino, su quella sponda della mondanità che si affaccia ai grilli e al fresco verde della campagna. Ma in quel momento ho davvero pensato che se potessi avere un posto mio nel cuore di una città, avrebbe di certo quelle fattezze.

Da bambina guardavo i film della principessa Sissi con la mia adorata nonna. In particolare, ne guardavo sempre solo uno della trilogia, quello iniziale, dove una giovane e spericolata Sissi si innamora di Franz. Dopo il primo bacio, ricominciavo il film dall’inizio. Non mi è mai piaciuta “la” fine delle favole; mi è sempre piaciuto impararne a memoria gli incipit per poi raccontarmi ogni giorno in maniera diversa come andavano a finire le cose. Ciò che volevo dirvi ora è che, se come me di quei film avete studiato la scenografia nei minimi particolari, Vienna vi sembrerà esattamente la gigantografia di ciò che vedevate sullo schermo.

Se passeggerete per il centro e entrerete da Demel, un profumo di zucchero vi asfissierà. Sarete circondati da dolci uno più bello dell’altro, uno più costoso dell’altro. Poi vi sposterete in un altro caffè, che sta esattamente allo spigolo di un palazzo. Si chiama Cafè Central se non erro. Farete un tuffo nel primo novecento – anche Freud si sedeva qua. C’è un pianista bravissimo che fa aleggiare le note sopra le vostre teste, vi obbliga al sussurro. La bellezza di quelle sinfonie vi obbliga ad appoggiare con delicatezza la tazzina di ceramica, per non far rumore, per non rovinarne l’incanto.

Poi vi toglierete i guanti da signore e andrete in un locale sulle sponde del fiume, nascosto dai graffiti, al cui interno non sentirete nemmeno il rumore dei vostri pensieri. Tutto verrà sovrastato da una musica così forte e prepotente che non vi lascerà spazio. A tratti, seguendo il ritmo incalzante che vi circonda, vedrete le vostre espressioni colorarsi di blu, viola, rosso e poi non vedrete nulla e poi ricomincerà a seconda di quale luce vi colpirà.

Se sarete fortunate come me, vi si romperà il tacco di una scarpa e l’unica soluzione che troverete sarà del biadesivo.

E poi vedrete Klimt. Non ho molto da aggiungere. La delicatezza del Bacio e l’eroicità di Giuditta. In entrambe vedete l’amore, nell’unione e nel diritto alla libertà. Da quelle opere traspaiono cose così preziose che l’oro, a paragone, sembra essere nulla più che un contorno immateriale. Prendetevi tempo e guardatele con cura. Sono certa che le incasellerete fra le immagini che non si dimenticano.

Infine ti chiedo una cosa. Hai voglia di una fetta di Sacher? Ce n’è una in ogni vetrina ma senti, conosco un caffè qui all’angolo, pieno di specchi, con un’orchestra che suona il valzer: m’inviti? (da “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino)

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