NewYork is just an island!

Hello, or, I should say.. Ciao NewYorkers!

Approdare a NewYork: un traffico cittadino e una rapidità d’azioni e colori degna di un eterno futurismo. La metropolitana va fortissimo, per cui una distanza di 25 miles si percorre in alcuni minuti. Ci si mette così poco dall’aeroporto ad arrivare a Manhattan? Sì, in un istante di suoni metallici le porte della metro si aprono ed è ora per te di scendere. Trascini la valigia su per una rampa di gradini e sbuchi a Bryant Park dove ti senti, immensamente e inspiegabilmente, piccolo. Tutto attorno a te ha una dimensione imparagonabile: tutto è grigio, riflettente, metallico, scintillante. La macchia verde del parco si fa spazio tra palazzi di cinquanta, sessanta, settanta piani attorno a te. In maniera casuale e asimmetrica, le luci dei grattacieli sono accese e puoi scorgere gli interni di un ufficio o di un appartamento almeno fino al 30esimo piano. Sembra incredibile ma è così. Tutti a NY suonano il clacson in maniera compulsiva: appena la fila di macchine tentenna a procedere al verde del semaforo, una sfilza di rimbombi acuti e fastidiosi si alza dalle ultime postazioni della colonna. Se pensiamo che città come Roma o Napoli non abbiano eguali al mondo quanto a traffico e impazienza automobilistica, abbiamo sbagliato di grosso metro di giudizio. Tutti a NY ascoltano la musica riflessi sui loro cellulari e fanno a gara per chi si isola di più dal mondo circostante: credo sia l’antidoto per sopravvivere a una città così, troppo, veloce. La sua magia avanguardista trova concretezza nelle bakery per il caffè o per un bagel: confusi dalla quantità di scelta che si ha davanti, incerti se sia meglio la Hezelnut and honey cream cheese o la Brazilian Hazelnut and butter cream cheese, la rapidità con cui siete spinti a fare il vostro ordine deciderà per voi ciò di cui avrete più voglia. Al bando gli indecisi! Perchè allungano i tempi di servizio e nessuno ci vuole mettere molto tempo a ritirare la propria colazione. A Central Park tutti corrono – Federico mi raccontava che alle 5 della mattina, quando si è prodemente alzato per la sua corsa mattutina, il parco era preso d’assalto. Tutti corrono con metodo e attrezzatura all’avanguardia, prima di andare in ufficio, per portare fuori il cane, per smaltire le calorie in eccesso in quei corpi statuari e perfetti di chi alloggia attorno alla 5th Avenue. Al Natural History Museum vedrete una cosa incredibile, anzi molteplici cose incredibili: ho toccato un meteorite (sorprendentemente metallico e freddo) e ho visto una marea di dinosauri, incluso Piedino della Valle Incantata. Non pensavo che al mondo esistessero dei reperti così integri e rappresentativi di chi ha abitato questa terra prima di noi. E poi al MET passeggerete nel modernismo messo su tavola, Van Gogh, Klimt, Monet, Degas, Gauguin, Picasso, Pissarro. Ci sarà una gran folla (come negli altrettanto famosi MoMa e Guggenheim) e ancora non concepisco chi si fa i selfie con i quadri senza veramente nemmeno guardare il quadro ma, che ci vuoi fare, non si può essere adatti per tutte le stagioni e di certo questa ossessione per il “postare”, o meglio, “postarsi” in ogni luogo e dove, non incontra le mie naturali inclinazioni. Partendo poi da Times Square, tutta luci e luci e luci, una psichedelica sosta nel centro pop di NY, percorrendo la Broadway, poi la 40th, 38th, 35th…si scende nella lower Manhattan, passando da Union Square, e allargandosi, perdendosi, ritrovandosi fra le Avenue e i quartieri che come una dispersione di atomi compongono questa meravigliosa isola. Perchè si, come ho avuto modo di realizzare origliando una guida che portava in giro un gruppo, NewYork è “solo” un’isola. NewYork non è l’America. Se non avete mai toccato il continente, non potete dire di essere stati in America; siete stati a NewYork. E NewYork è “solo” NewYork. Una parentesi nostalgica, per certi aspetti “ferma” ai roaring 20s o ai scintillanti 80s, progressista, alternativa, trendsetter, autentica, un melting pot di culture che non si arrende alla non integrazione e che fa del suo multiculturalismo la sua unicità, la sua “internazionalità”, la rappresentazione migliore dell’avanguardia. Ma NewYork è NewYork e NewYork è solo un’isola. Tornando al nostro percorso, ora siete arrivati a Chelsea – il vecchio quartiere industriale ora pieno di studios, i vecchi stabilimenti sono trasformati in loft di lusso o ospitano negozi chic e costosissimi. Servendovi di una “camminata ad alta quota” sulla Highline – una vecchia ferrovia sopraelevata ora trasformata in passaggio pedonale – arrivate a Noho e Soho, i quartieri delle gallerie d’arte. Fate caso all’abbigliamento delle persone qui: i newyorkers si vedono lontano dei km e indossano quasi tutti rayban wayfarer neri. Indossano poi solo colori neutri, il nero, grigio, marrone cioccolato, hanno vestititi costosissimi ma il brand non è mai evidente. I più underground/rap hanno tutti il cappellino e le catene dorate al collo. Indossano comunque tutti i wayfarer e dei buonissimi profumi che lasciano la scia. Ai margini dei giardini privati che costellano queste zone, rigorosamente dall’accesso controllato e circondati da cancelli, c’è anche chi fa fatica a trovare una manciata di dollari per la colazione, chi si è perso, chi lavora di notte per pulire la città e alla mattina ha la faccia stanca e prematuramente invecchiata. E’ così come ovunque nel mondo: un contrasto evidente e non negabile fra contesti sociali polarizzati. Procedendo ancora verso sud, si arriva a Wall Street: vi siete mai chiesti da dove derivi questo nome? Leggendo una guida ho scoperto che il nome deriva dalla fondazione di NY. Originariamente la città era olandese (e si chiamava New Amsterdam) ma poi gli inglesi ne conquistarono un pezzo dopo l’altro. Wall Street era il luogo il cui sorgeva il muro, appunto “Wall”, di divisione fra la porzione olandese e inglese. Anche quando fu unificata sotto il nome di NewYork, Wall Street rimase tale e divenne nel tempo il centro finanziario non solo dell’America, ma dell’intero pianeta. E’ affascinante: non me ne intendo di finanza, ma vorrei, e non escludo che in futuro mi dedicherò a qualche lettura. I fenomeni di crollo della borsa sono avvenimenti che mi incuriosiscono sempre molto, poichè segnano eventi di cambiamento epocale non solo per il disastro finanziario che implicano ma anche per i forti terremoti sociali e politici che inevitabilmente comportano. E talora non ne siamo pienamente consapevoli, essendo “attori” immersi nel vivo di alcuni di essi (penso al crollo del 2008). A tale proposito, se avete letture interessanti in merito, scrivetemelo!

Dalla zona del municipio si prende il ponte di Brooklyn – io non amo le altezze nè i ponti, perciò scattare foto al panorama sopra l’Hudson è stata un’impresa significativa per me. Sfidando le mie intolleranze all’altitudine, mi sono avventurata anche sul Manhattan Bridge da cui si ha una vista fenomenale sul Brooklyn Bridge al tramonto: il ponte traballa al passaggio della metro, per cui la mia passeggiata è stata paragonabile ai centro metri di un velocista. Ne è comunque valsa la pena. Brooklyn è un quartiere bellissimo: c’è una chiesa in cui sono incastonate le porte di un vecchio Transatlantico, tipo il Titanic- questo per dirvi che merita di essere esplorato anche nei luoghi meno di tendenza.

Infine si prende un traghetto per andare alla statua della Libertà. Accoglie chi si avvicina alla baia di NewYork con la sua fiaccola dorata. Era la prima cosa che vedevano gli immigrati per nave dopo settimane di Oceano, è la prima cosa che vedete se alzate il finestrino dell’aereo quando il pilota annuncia “15′ to landing”. E’ l’emancipazione del nuovo mondo, è l’Europa nel nuovo mondo (fu un regalo francese, ha una storia bella, perchè non fu facile trovare i fondi per costruirla, che furono raccolti dai cittadini di NY, guidati da un’iniziativa di un editore, un certo Pulitzer, vi dice nulla? La storia è bellissima).

May the Liberty guide us all.

Con una media di kilometri al giorno che sfiderebbe la resistenza di un maratoneta, di NewYork ho visto e imparato molto. Non voglio raccontarvi tutto, perchè questo non è il mio intento. Queste poche righe della sezione “girovagando” hanno un unico scopo: quello di incuriosirvi. E poi la storia e le cose le potete scoprire da soli, che è anche più divertente, basta guardarci, basta ascoltare.

xx

E

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